ARTISTICA SFERA IN VETRO DI MURANO FIRMATA AURELIANO TOSO

ARTISTICA SFERA IN VETRO DI MURANO FIRMATA AURELIANO TOSO
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ARTISTICA SFERA IN VETRO DI MURANO FIRMATA AURELIANO TOSO

Esclusiva opera d'arte in vetro di Murano, costituita da una sfera di vetro trasparente al cui interno sono incastonate bolle d'aria di varie dimensioni e geometrie che formano molteplici riflessi e cromatismi. Alla base della sfera è incisa a mano sul piano d'appoggio la firma autografa "[Aur]eliano] Toso V[enezia]".
Diametro 17.5 cm

Le bolle d'aria, date da gas che si formano normalmente nella fusione delle materie prime, rappresentano un elemento di unicità tipico della lavorazione del vetro ma oltre una certa soglia vengono considerate difetti: in questo caso viceversa esse sono volutamente create, diventando elemento caratterizzante e ricercato dell'opera, acquistando perciò dignità artistica. 

AURELIANO ANACLETO TOSO (1884-1979), figlio di Lorenzo, discendente di una famosa famiglia di maetri vetrai veneziani, cominciò a lavorare con la storica vetreria "Fratelli Toso" di Murano (fondata nella metà dell'800), per poi passare nel 1932 alla direzione della "Successori Andrea Rioda" (attiva dal 1921 al 1932). Sciolta l'azienda, nel 1938 formò una sua propria fornace a Murano denominandola "Aureliano Toso Vetri Decorativi". 
L'anno successivo iniziò a collaborare con il pittore italiano Corrado “Dino Martens (1894–1970), di cui già aveva apprezzato le qualità di progettista. Le prime sperimentazioni rilevanti, a livello di ricerca, appaiono alla XXII Biennale nel 1942, con una serie di vetri a fasce dai colori contrapposti e una di vetri spessi spiraliformi con inclusioni policrome. 
Nel 1948 realizzò uno dei pezzi più significativi, "La bottiglia del mago", esposta alla Mostra Storica del Vetro Muranese e nella Biennale del 1952, anticipando la fortunata serie degli "Oriente". Per la prima volta il vetro veniva usato alla stregua di un qualsiasi altro media attraverso il quale un artista poteva esprimersi.
Dal 1946 fino al 1963, sotto la sua direzione artistica, Dino Martens disegnò per Toso una serie di pezzi unici o a tirature limitate, con i quali, sfruttando le tecniche tradizionali, riuscì ad ottenere effetti policromi nuovissimi, abbinati a forme asimmetriche estremamente ardite e di difficile esecuzione. In questa sua ricerca l'artista venne sostenuto dal titolare che lo assecondò mettendogli a disposizione mezzi notevoli e la collaborazione di alcuni tra i migliori maestri dell'isola come il celebre Aldo Bon "Polo", Mario Zanetti e Silvano Simioni.
La Vetreria partecipò alle più importanti manifestazioni in Italia e all'estero, riscuotendo un grande successo di critica, confermato dall'assegnazione di svariati premi, tra i quali nel 1951 la medaglia d'oro alla Triennale di Milano. Per breve tempo collaborarono artisti italiani e stranieri, ricordiamo Fioravante Seibezzi, Aldo Bergamini e Jan Le Witt.
Dopo l'abbandono di Dino Martens, nel 1966 la direzione artistica venne affidata a Gino Poli per l'esperienza progettuale acquisita presso la Venini & C. Negli anni successivi, con la morte di Aureliano, l'azienda si specializzò nella produzione conto terzi di vetri stampati per illuminazione. 
Nel 1991 l'azienda si è trasformata in "Aureliano Toso Illuminazione", specializzandosi nel settore e mantenendo una costante attenzione nei confronti del vetro.

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